Fobie specifiche

 

Fobie specifiche: cosa sono e come agire.

fobie specifiche

Fobie specifiche: cosa sono e quali sono

Che cos’è una fobia specifica? Nelle monofobie o fobie specifiche la paura patologica è scatenata da un singolo stimolo o situazione.

Secondo i criteri della classificazione internazionale dei disturbi mentali (DSM-5), le fobie specifiche si caratterizzano per:

a. Una paura intensa e duratura, sproporzionata rispetto al reale pericolo, che si attiva in presenza o anche solo in attesa di un determinato stimolo o situazione.

b. L’esposizione a questo stimolo provoca spesso una risposta ansiosa immediata, che può manifestarsi come un attacco di panico o una reazione sensibile alla situazione. Nei bambini, questa ansia può esprimersi con pianto, scoppi di ira, irrigidimento o aggrapparsi a qualcuno.

c. La persona tende ad evitare attivamente l’oggetto o la situazione fobica, oppure la sopporta con grande paura o ansia.

 

psicologa per la cura delle fobie

 

Distinzione fra le principali tipologie di fobia

Vengono, inoltre, distinti alcuni tipi principali di fobia:

  • Animali: paura di insetti, ragni e cani.
  • Ambiente naturale: paura di temporali, altezze, acqua.
  • Sangue, iniezioni e ferite: paura di siringhe e procedure mediche invasive, spesso accompagnata da una forte risposta vasovagale.
  • Situazionale: paura di luoghi o situazioni specifiche come tunnel, ponti, aerei, volare o ambienti chiusi (secondo l’American Psychiatric Association, 2013).

 

paure nascoste

 

Quali sono le monofobie più comuni?

Con l’evoluzione della società e delle abitudini di vita, sono cambiate le tipologie di queste paure nel tempo.

Oggi, alcune fobie specifiche sono più frequenti di altre.

La categoria delle zoofobie, ovvero le paure legate agli animali, è quella più diffusa. Molte persone chiedono aiuto per superare la paura dei piccioni (ornitofobia).

Paura che nasce dalla loro imprevedibilità, dalla sensazione di essere inseguiti o perseguitati.

Altre frequenti fobie animali includono cani, topi e ragni e insetti.

Oltre alle zoofobie, un’altra monofobia molto diffusa è quella legata agli aghi, siringhe e prelievi (belonefobia).

Come una paura si trasforma in una vera e propria fobia?

I tentativi fallimentari messi in atto nel tentativo di gestire la paura spesso, invece che alleviarla, la aggravano ancora di più.

La fuga e l’evitamento sono le strategie più comuni di reazione adottate da chi soffre di una fobia specifica.

Chi ha paura di qualcosa tende a evitarlo in ogni modo possibile.

Non solo nel confronto diretto, ma anche evita di parlarne e di sentirne parlare, di leggerne, di guardare immagini correlate.

Perché anche solo l’idea di entrare in contatto in qualsiasi modo può scatenare ansia e panico.

L’evitamento può sembrare una strategia efficace poiché in una fase iniziale permette di evitare l’escalation del panico.

Tuttavia, questa soluzione apparente ha un prezzo: rafforza inconsapevolmente la percezione di minaccia associata allo stimolo temuto.

Più si evita, più si rafforza la paura di ciò che si è evitato. D’altronde se ho evitato vuol dire che non sono in grado di affrontare e che è per me realmente spaventoso.

Si crea un circolo vizioso sempre maggiore di evitamenti che alimentano sempre di più la percezione di paura.

Ciò contribuisce a un peggioramento e alla strutturazione di una vera e propria fobia.

 

guarire dalle paure

Terapia breve strategica delle monofobie

La terapia breve strategica delle monofobie utilizza tecniche specifiche basate sulla logica del “solcare il mare all’insaputa del cielo”.

L’obiettivo è quello di creare esperienze emozionali correttive facendo fare qualcosa alla persona senza che venga direttamente esplicitato, ma che gli permetta di scoprire che entrando in contatto con le proprie paure pian piano tutto quel timore viene meno e lascia il posto al coraggio.

Tra le tecniche più utilizzate la più importante è rappresentata dalla peggiore fantasia.

E’ uno spazio quotidiano in cui viene richiesto di evocare per un tempo prestabilito le proprie paure.

La persona scopre che più evoca i propri timori e più essi si smontano.

Più si ricerca volontariamente la paura nel contatto mentale con il proprio nemico meno si hanno reazioni di paura.

Ciò crea una spinta ad abbandonare gradualmente le precedenti strategie di evitamento.

In tal modo si crea una spirale positiva di eventi in cui la persona scopre che più entra in contatto con ciò che prima temeva e meno se ne spaventa, fino ad azzerare completamente la propria paura.

D’altronde la paura è un’emozione fondamentale della nostra esistenza, non possiamo non sperimentarla.

Ma l’unico modo che abbiamo per superarla e proprio entrarci in contatto.

Come recita una celebre frase di Goethe: “Un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.

 

Bibliografia
– “Panico ansia e paura” A. Bartoletti

 

 

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