Disturbo ossessivo compulsivo: la DOC spiegata semplice.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)
Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è una condizione psicologica complessa e invalidante, caratterizzata da pensieri intrusivi e disturbanti – chiamati ossessioni – accompagnati da azioni o pensieri ripetitivi – le compulsioni – che la persona si sente costretta a mettere in atto per cercare di placare l’ansia generata dalle ossessioni.
Ossessioni: pensieri intrusivi che tormentano la mente
Le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che irrompono nella mente contro la volontà della persona, generando disagio, ansia e spesso anche vergogna. Sono vissute come egodistoniche, cioè contrarie ai propri valori e alla propria identità, e proprio per questo percepite come particolarmente destabilizzanti.
Possiamo suddividerle in 2 categorie principali:
- Ossessioni neutre, meno angoscianti ma comunque invasive, spesso legate a temi come ordine, simmetria, pulizia, perfezione o controllo.
- Ossessioni terrificanti, molto più disturbanti perché vanno contro la morale o l’etica personale (ad esempio pensieri aggressivi, blasfemi o sessuali), accompagnate da intense emozioni di colpa e paura.

Compulsioni: rituali per tenere sotto controllo l’ansia
Le compulsioni sono comportamenti o pensieri ripetitivi, messi in atto con lo scopo (illusorio) di neutralizzare o prevenire il pericolo percepito, o per sentirsi temporaneamente rassicurati.
Possono essere azioni visibili (lavarsi le mani, controllare più volte se la porta è chiusa) o mentali (ripetere frasi, contare, pregare).
Le compulsioni possono avere una funzione:
- Preventiva (evitare il pericolo prima che si verifichi);
- Riparatoria (rimediare a un presunto danno);
- Propiziatoria (tentare di influenzare positivamente un evento futuro).
Per essere considerata tale, una compulsione deve essere inevitabile, irrefrenabile e ritualizzata: viene cioè eseguita secondo schemi rigidi e ripetitivi.
Come nasce e si mantiene il disturbo
Di fronte ad un’ossessione che genera ansia e disagio si cerca di reagire per cercare di combattere la paura attraverso la messa in atto di alcune strategie tipiche. Le possiamo suddividere in tre tipologie:
- Le compulsioni,
- Gli evitamenti precauzionali,
- Le richieste di rassicurazioni.
Chi ha l’ossessione dello sporco e del contagio, ad esempio, fa di tutto per cercare di evitare il contatto con oggetti o luoghi che reputa sporchi o fonte di possibile contagio.
Oppure se li affronta adotta strategie protettive.
Inoltre, mette in atto delle compulsioni, per lo più lavaggi ripetuti delle mani o spesso di tutto il corpo per lavare via lo sporco e prevenire eventuali malattie e all’occorrenza.
In situazioni di forte ansia, chiede rassicurazioni alle persone più vicine per rassicurarsi del fatto di non essersi contagiato.
Tutte queste strategie funzionano soltanto nell’immediato, dando un sollievo temporaneo ma nel lungo periodo finiscono per rinforzare l’ossessione e amplificare sempre più il problema.

In che modo tali strategie fanno crescere il problema?
- L’evitamento conferma sempre di più la pericolosità di tutto ciò che si è evitato. Chi evita preventivamente quindi situazioni e oggetti (es. mezzi pubblici, bagni o altro) per timore di sporcarsi, sul momento si sente salvo (effetto momentaneo) ma, ogni volta l’aver evitato nutre sempre di più la percezione fobica creando sempre più paura e spingendo ad evitare sempre più, con forti limitazioni nella quotidianità.
- La continua socializzazione della paura e richiesta di rassicurazione che viene messa in atto di fronte alle ossessioni mentali può assumere sia la forma della richiesta verbale o
anche la necessità di sentirsi protetti e tutelati dalla presenza dell’altro nell’affrontare alcune situazioni. Anche in questi casi, sul momento, ci si sente più sicuri e meno spaventati ma l’effetto a lungo termine è quello di sentirsi sempre meno in grado di fronteggiare da soli. L’aiuto dell’altro, sia in termini di rassicurazione verbale che di vicinanza fisica, non fa altro che confermare i propri timori perché ogni volta conferma la possibilità che se avessi affrontato da solo molto probabilmente le mie paure si sarebbero realizzate.
- Le compulsioni, anziché placare l’ansia, ne aumentano l’intensità e la frequenza. Sempre facendo riferimento alla paura dello sporco, di solito la compulsione più frequente in questi casi è quella di mettere in atto ripetuti lavaggi riparatori. Tali lavaggi tranquillizzano sul momento ma non fanno altro che confermare sempre di più la possibilità del contagio, anche in assenza di un vero e proprio contatto. E’ in questo modo che, spinto da una paura sempre maggiore, ci si sente costretti a mettere in atto lavaggi sempre più frequenti e ripetuti finendo in una spirale insostenibile di paura e compulsioni crescenti. Così, la persona entra in un circolo vizioso da cui non riesce a uscire, fino a sentirsi prigioniera dei propri rituali.

La terapia breve strategica del disturbo ossessivo compulsivo (DOC)
Il disturbo ossessivo compulsivo è un problema complesso ma assolutamente trattabile, soprattutto se affrontato precocemente e con metodi terapeutici mirati.
La terapia breve strategica è ad oggi una delle più efficaci per il DOC.
Essa mira a rompere il circolo vizioso di tentate soluzioni che complicano sempre di più il problema (rituali, evitamenti, richieste di rassicurazione) liberando la mente da quei loop ricorrenti che la tengono imprigionata.
Permettendo così di riconquistare una vita più serena, flessibile e autonoma.
Il primo obiettivo è comprendere la struttura specifica del problema, che varia molto da persona a persona, anche all’interno della stessa categoria di problema.
Esistono tantissime tipologie di disturbo ossessivo compulsivo ed è bene comprenderne il preciso funzionamento del singolo caso con le proprie specifiche tentate soluzioni.
Successivamente si costruisce un intervento su misura per sbloccare la spirale di ossessioni e tentate soluzioni fino alla completa estinzione del problema.

Alcune strategie terapeutiche
Rituale forzato: la messa in atto sistematica di un certo rituale un numero ben preciso di volte.
In questo modo, in breve tempo il rituale perde spontaneità e diventa faticoso e noioso, fino a essere abbandonato.
Abbandonando il rituale anche l’ossessione pian piano perde la sua potenza non essendo più rinforzata dal rituale stesso.
Raccomandazioni paradossali: di fronte alle richieste di rassicurazione ai familiari che permette di interrompere il circuito dipendente.
L’abbandono della richiesta di rassicurazioni contribuisce sia a un aumento di controllo nella gestione della paura patologica che a una diminuzione della paura.
Piccolo disordine che mantiene l’ordine: nei casi di ossessione per la pulizia e per l’ordine, si lavora sul paradosso secondo cui è proprio l’eccessiva pulizia a generare paura dello sporco.
Introducendo deliberatamente un piccolo “sporco” nell’ordine perfetto, si aiuta la persona a tollerare l’imperfezione e a disinnescare il bisogno compulsivo di controllo.
Bibliografia:
– “Pensieri brutti e cattivi” A. Bartoletti
– “Ossessioni compulsioni manie” G. Nardone; C. Portelli.
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